Tornano le spese di avvio del procedimento: la ragionevole pronuncia del Consiglio di Stato - IFOAP Formazione  

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Tornano le spese di avvio del procedimento: la ragionevole pronuncia del Consiglio di Stato

Spese-di-avvio-in-mediazione-150x150Le spese di avvio del procedimento sono di nuovo dovute agli Organismi di Mediazione, fin dal momento del deposito      dell’istanza di mediazione.

Il Consiglio di Stato ha deciso favorevolmente sull’istanza cautelare proposta dall’Avvocatura dello Stato per conto del Ministero della Giustizia e del Ministero dello Sviluppo Economico, nei confronti della nota sentenza n. 1351/2015 del TAR del Lazio, che aveva annullato i commi 2 e 9 dell’art. 16 del DM .n 180/2010, sulla base della nuova formulazione dell’art. 17, comma 5-ter del d.lgs. 28/2010.

La motivazione del Consiglio di Stato, sebbene sia esposta sommariamente in questa fase di natura cautelare, appare fortunatamente coerente con lo spirito e la lettera della normativa in vigore e si spera vivamente sia confermata nella sentenza che deciderà sul merito dell’appello.

La ragionevolezza della pronuncia appare evidente laddove i giudici amministrativi affermano che le spese di avvio, in cui rientrano sia le spese vive documentate, sia quelle generali sostenute dall’Organismo per l’avvio della procedura (spese di segreteria, etc), non appaiono riconducibili alla nozione di “compenso” che invece ricomprende ad esempio l’onorario del Mediatore e che, secondo il comma 5-ter dell’art. 17 introdotto dal cd Decreto del Fare, non è dovuto all’Organismo, nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro.

Tale interpretazione, secondo la IV sezione del Consiglio di Stato “è di palmare evidenza quanto alle spese vive documentate, ma vale anche per le residue spese di avvio, che sono quantificate in misura forfettaria e configurate quale onere connesso all’accesso a un servizio obbligatorio ex lege per tutti i consociati che intendano accedere alla giustizia in determinate materie“.

D’altra parte, ritenere non dovute all’Organismo di mediazione neanche le modestissime spese di avvio in caso di fallimento del primo incontro, equivarebbe a considerare del tutto aleatoria l’attività dell’Organismo, secondo l’equazione “le Parti si accordano = l’Organismo rientra nelle spese generali” vs. “le Parti non si accordano= l’Organismo ha perso la scommessa e perde una somma corrispondente alle spese generali”.

Per di più, la previsione di legge secondo cui non è dovuto alcun compenso all’Organismo (e quindi al Mediatore) in caso di mancato successo al primo incontro fa giungere logicamente al paradosso di ritenere la prestazione professionale del Mediatore un’obbligazione di risultato e non più di mezzi…. cosa ragionevolmente illogica, se si considera che nella pratica – come tutti i professionisti della mediazione sanno per esperienza – al primo incontro il vero Mediatore già conosce i termini della controversia e si impegna al massimo delle sue possibilità per verificare l’esistenza dei presupposti per il raggiungimento di un accordo soddisfacente.

Certo i cittadini interessati ad adire la giustizia non saranno prima facie contenti di questa pronuncia, ma se si riuscisse finalmente a rompere il velo/veto che impedisce in Italia la diffusione della cultura della mediazione ci si accorgerebbe che i 40/80 euro da pagare per depositare un’istanza sono irrilevanti rispetto alle ingenti spese legali dei procedimenti giudiziari che, almeno in alcuni casi, potrebbero essere evitati.

Consiglio di Stato, sez. IV, ordinanza 21 – 22 aprile 2015, n. 1694

Presidente Numerico – Estensore Greco

Ritenuto, quanto al profilo della legittimazione processuale della ricorrente in primo grado, che l’indicazione di quest’ultima nell’epigrafe della sentenza impugnata è frutto di evidente fraintendimento, essendo fuori discussione il carattere nazionale (e non meramente locale), e conseguentemente la rappresentatività, dell’associazione che ha proposto il ricorso introduttivo del giudizio;
Ritenuto, nei limiti della sommaria delibazione propria della fase cautelare, che l’appello risulta assistito da sufficiente fumus nella parte in cui censura l’integrale annullamento dei commi 2 e 9 dell’art. 16 del d.m. 18 ottobre 2010, nr. 180, atteso che:
– l’uso del termine “compenso” nel comma 5-ter dell’art. 17 del d.lgs. 4 marzo 2010, nr. 28 (introdotto dalla “novella” del 2013), è manifestamente generico e improprio, non trovando detta terminologia riscontro in alcuna altra parte della normativa primaria e secondaria de qua, nella quale si parla invece di “indennità di mediazione”, che a sua volta si compone di “spese di avvio” e “spese di mediazione” (art. 16, d.lgs. nr. 28/2010);
– ciò premesso, nulla quaestio essendovi per le spese di mediazione, nelle quali è ricompreso “anche l’onorario del mediatore per l’intero procedimento di mediazione” (art. 16, comma 10), il problema si pone per le spese di quanto alle spese di avvio – le quali a tenore del censurato comma 2 dell’art. 16 comprendono, a loro volta, da un lato le “spese vive documentate” e dall’altro le spese generali sostenute dall’organismo di mediazione – queste ad avviso della Sezione effettivamente non appaiono prima facie riconducibili alla nozione di “compenso” di cui alla disposizione di fonte primaria dianzi citata;
– quanto sopra, in particolare, è di palmare evidenza quanto alle spese vive documentate, ma vale anche per le residue spese di avvio, che sono quantificate in misura forfettaria e configurate quale onere connesso all’accesso a un servizio obbligatorio ex lege per tutti i consociati che intendano accedere alla giustizia in determinate materie, come confermato dal riconoscimento in capo alle parti, ex art. 20 del d.lgs. nr. 28/2010, di un credito di imposta commisurato all’entità della somma versata e dovuto – ancorché in misura ridotta – anche in caso di esito negativo del procedimento di mediazione (e, quindi avvio, le quali in virtù del decisum qui contestato sarebbero anch’esse del tutto non dovute per il primo incontro di cui all’art. 8, comma 1, del medesimo d.lgs. nr. 28/2010; anche in ipotesi di esito negativo del primo incontro per il quale le spese di avvio sono dovute);
Ritenuto, pertanto, che l’istanza cautelare è meritevole di accoglimento limitatamente all’esclusione del rimborso delle spese di avvio, le quali per le ragioni dette non sono riconducibili al concetto di “compenso” ex art. 17, comma 5-ter, d.lgs. nr. 28/2010, potendo invece essere devoluta alla sede del merito la trattazione di tutti i residui profili oggetto di causa (ivi comprese le questioni di legittimità costituzionale riproposte dall’originaria ricorrente con l’appello incidentale);

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) accoglie in parte l’istanza cautelare (Ricorso numero: 2156/2015) e la respinge per il resto, e, per l’effetto, sospende l’esecutività della sentenza impugnata nei limiti di cui in motivazione.
Tenuto conto della complessità e della novità delle questioni esaminate, compensa tra le parti le spese della presente fase del giudizio d’appello.
La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.